San Giuseppe a Nova Milanese – Servizio Famiglia e Oratorio

Non è la quantità di persone che fa la ragione

Un Natale di salvezza

Dopo un intero avvento di attesa e di preparazione è finalmente Natale.

Ma quale Natale abbiamo atteso, quale Natale è per noi oggi?

Forse, se ancora non lo abbiamo fatto, è necessario che ci soffermiamo un momento in disparte, lontano dalla concitazione della festa, delle luci e dei regali.

Abbiamo sentito l’annuncio dell’angelo ai pastori: “Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce“.

Sicuramente qualche dubbio nasce da un tale annuncio: come può un neonato rappresentare per noi la salvezza, e da che cosa poi?  Eppure la verità è che Gesù entra nella nostra vita come salvatore.

Anzitutto per liberarci dall’idea di un Dio o minaccioso o troppo lontano dai nostri bisogni.

Il Natale ci dice che il volto di Dio è il volto di quel bimbo di Betlehem; ci dice che Dio non è più al di là del nostro orizzonte.

Lo sguardo di Dio è lo sguardo di un bambino, il cuore di Dio è un cuore di bambino; un Dio che vela la sua onnipotenza con la carne di un bambino per svelare il suo amore.

Un Dio quindi che ci salva dalle false immagini del Dio che ci siamo creati, dai troppi velli d’oro che contornano le nostre vite, ma che ci salva anche da noi stessi.

Spesso siamo noi i nostri nemici più agguerriti: crediamo di volerci bene quando, in realtà, siamo protesi ad accumulare tesori di tristezza che non fanno altro che aumentare la nostra solitudine.

Dio ci salva attraverso l’umiltà di un neonato, rendendosi familiare ad ogni uomo, quasi ad indicarci l’unica strada per incontrarlo.

Non a caso il Papa, nell’omelia della notte di Natale, ci fa notare che i primi ad accogliere il bambino Gesù ed esultare per lui, sono proprio i semplici pastori, i reietti di Israele, non i potenti e i sapienti del mondo, il cui cammino per visitarlo, come è stato per i Magi, è molto più lungo e difficile.

Dicembre 26, 2009 Pubblicato da oliver0 | Eco settimanale | | Ancora nessun commento.

Uomini grazie a un Bambino

Angelo Scola

giovedì 24 dicembre 2009

Quando la sera torniamo a casa stanchi e appesantiti dalle preoccupazioni della giornata, spesso ci corrono incontro a braccia aperte i nostri bimbi.

Così fa Dio. Per rendersi familiare ad ogni uomo, è divenuto bambino.

I Padri della Chiesa arrivavano a dire: “Dio si è abbreviato”, taluni usavano addirittura un verbo in cui l’“abbreviarsi” è legato all’“impoverirsi”. Dio, l’Onnipotente, si è impoverito, si è abbassato, per imparare la nostra lingua di creature. E forse oggi, più che mai, il mondo avverte la pungente nostalgia di Dio.

«Stanco e disfatto è il mondo -  scrive Chesterton – ma del mondo il desiderio è questo». L’annuncio del Natale incontra il gemito di questo desiderio. Sempre nella storia dell’Occidente i momenti di passaggio, e quindi di maggior travaglio, hanno fatto emergere le questioni decisive. Osserva Sant’Ireneo: «Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini per abituare l’uomo a comprendere Dio». È la ragione per cui – insiste Ireneo – «Dio manifesta se stesso negli uomini». Non c’è alcun antagonismo tra Dio e l’uomo se questi resta nell’amore di Lui. In questo rapporto col Dio che si è reso familiare ognuno di noi e tutta l’umanità può solo progredire.

Il Bambino Gesù risveglia le nostre domande più vere, quelle che normalmente lasciamo seppellite sotto la distrazione, e accende in noi la speranza. La sua umiltà ci conquista e diventa richiesta di semplicità. Chi di noi non sente, nella propria vita, il bisogno di una grande semplificazione? In tutti c’è l’urgenza di tornare all’essenziale, a ciò che conta davvero e ci fa respirare, liberandoci sia dall’affanno di un consumismo malaugurante (si dovrebbe usare la parola osceno, che ha proprio questo significato), sia da stili affettivi complicati, ambigui, spesso menzogneri, che fanno soffrire l’altro, non fanno vivere un amore che libera, ma spingono verso un amore che lega.

Dio, in Gesù Bambino, non solo “si è abbreviato”, fino a rendersi “visibile agli occhi, palpabile alle mani, portabile sulle spalle”, ma ha dato la vita per noi per coinvolgerci nella dinamica della Sua donazione.  È solo per la carità sconfinata di Dio nei nostri confronti che noi possiamo sperare di diventare capaci di «tessere reti di carità», come dice il Papa nella Caritas in veritate. E la carità ha un orizzonte di 360 gradi. Si estende dalla doverosa condivisione con coloro che sono nell’indigenza e nella miseria (il cui numero, in questo tempo di crisi, è in continua, preoccupante crescita) alla difesa del primato irrinunciabile degli uomini del lavoro dignitosamente concepito, fino alla passione per l’edificazione del bene comune nell’impegno politico diretto. Instancabile nel far prevalere, sempre e comunque, le ragioni della philìa (amicizia civica) su quelle del conflitto.

Natale è la festa dell’innocenza e perciò della pace. Il Dio nato a Betlemme è la pace stessa. Ce lo insegnano i più piccoli (non solo di età), i malati, i sofferenti con il loro abbandono fiducioso che si aspetta tutto non da ciò che possiedono, ma da ciò che ricevono. La testimonianza di Gesù, l’Innocente per eccellenza, imitata dai martiri, è offerta totale di sé («svuotò se stesso», dice Paolo) a noi uomini affinché vivendo relazioni buone favoriamo in tutti la pratica del bene.

L’Onnipotente che si è fatto Bambino ha la forza di dare pienezza all’umano: «La Sua natività purificò la nostra» – scrive San Bernardo – «la Sua vita ammaestrò la nostra, La Sua morte distrusse la morte nostra».

Dalla traboccante gratitudine per questo dono sgorga l’audacia della nostra speranza. Da qui attingiamo l’energia per stare dentro ogni rapporto senza accettarne la scontatezza, senza rendere il pregiudizio cronico. Egli ci apre alla possibilità di pacificare anche i rapporti più conflittuali. Fa fiorire l’affezione verso noi stessi e verso tutti i nostri fratelli uomini. Nel Natale Gesù ci visita per donarci la vita di Dio!

Dicembre 25, 2009 Pubblicato da oliver0 | riflessioni | | Ancora nessun commento.

Sesta settimana di avvento

Sempre più spesso utilizziamo la violenza come modalità dei nostri rapporti, in famiglia, a scuola, nel lavoro. Insegnaci a superare la logica della strumentalizzazione, dei diverbi e delle polemiche, a favore del bene comune, per riconoscere che la nostra vita implica l’esistenza degli altri, chiunque siano, preghiamo.

Di fronte ad una vera e propria crisi provocata dalla fame che assedia milioni di persone e dai danni inflitti all’ambiente naturale, educa l’umanità intera a ridisegnare la propria strada, a trovare nuove priorità e nuove forme di impegno, preghiamo.

Affidiamo alla benevolenza del Signore perché accolga nella beatitudine eterna tutti i nostri defunti, in particolare per Rosaria che in settimana ha raggiunto la casa del Padre, preghiamo.

Dicembre 19, 2009 Pubblicato da oliver0 | Preghiere | | Ancora nessun commento.

Kaire

Ancora pochi giorni e sarà un nuovo Natale.      E già il rumore assordante della fanfara consumistica rischia di soffocare il silenzio del vero Natale, quello che conta.

La sensazione è che ancora una volta siamo impreparati e probabilmente lo saremo sempre, tanto è grande la dimensione di questo evento.

Qualcuno, forse troppo pochi, ha provato a farlo insieme alla Comunità Pastorale rileggendo i vangeli dell’infanzia, “Alla riscoperta del volto di Gesù”.

Oggi a tutti è chiesto di farlo attraverso gli occhi di Maria, a cui viene rivolto un annuncio impossibile, che sa di inaudito: Dio che si fa talmente vicino a noi da farsi carne, estasi di storia e di cielo.

Un Dio stanco di essere incompreso che viene di persona a raccontarsi.

Proviamo allora ad immaginare questo angelo, con le ali o senza, vestito di morbide vesti o con una tuta da operaio, forse con le sembianze di un vicino o di una nostra persona cara, in incognito, come tutti gli angeli ancora adesso.

E poi una fanciulla adolescente, sicuramente non una persona normale, ma con i tratti semplici e complessi di ognuno di noi, con aspirazioni, desideri, difficoltà sempre in un punto indefinito tra terreno e divino.

Ci deve sorprendere ma allo stesso tempo rincuorare che le prime parole dette in quel silenzio dal sapore di prodigio siano: Kaire,rallegrati!

L’angelo non dice inginocchiati, prega, ma semplicemente sii felice.

Prima ancora di qualsiasi parola, di qualsiasi gesto, gioisci!

Parole rivolte ad ogni uomo che si dibatte tra le spire di un dolore dai volti più svariati.

Dio ci ha creati per la gioia, quella vera, quella che non cessa nemmeno di fronte alla mia fragilità nell’amare, alla scomparsa di un congiunto, o alla fatica di “tirare a fine mese”; e gioia è venuto a portare Gesù sulla terra.

La sua prima e ultima parola sarà per sempre, per me, per noi, gioia.

Buon Natale.

Dicembre 19, 2009 Pubblicato da oliver0 | Eco settimanale | | Ancora nessun commento.

Quinta settimana di avvento

Per la Chiesa ambrosiana e per il suo Vescovo Dionigi.

Infondi il tuo Spirito perché continui ad essere Chiesa del dialogo, della misericordia, della responsabilità, della testimonianza e della sobrietà, preghiamo.

Spesso i mezzi di comunicazione ci trascinano in un pessimismo dilagante e fanno rantolare il nostro cuore nella rassegnazione.

Signore, rendici come la sentinella di Isaia che, continuando a fissare l’orizzonte, percepisce nel buio più fitto l’approssimarsi dell’aurora, preghiamo

Dicembre 12, 2009 Pubblicato da oliver0 | Preghiere | | Ancora nessun commento.

Senza aiutino perdi un’amica

Riporto l’articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” del 10 dicembre scorso, a firma Bruno Tinti.

Bruno Tinti è stato magistrato a Torino fino allo scorso anno quando se ne è andato in pensione. L’articolo fotografa molto bene il “modus vivendi” insito in ognuno di noi nel vivere quotidiano; un “modus vivendi” che peraltro è tipico del mafioso.

La parola a Bruno Tinti.

Qualche giorno fa una mia cara amica mi ha telefonato chiedendomi se potevo occuparmi di quanto era capitato al suo compagno. Costui, trasportatore di mestiere, era stato fermato dalla polizia stradale che gli aveva contestato la mancanza di un certificato prescritto per chi trasporta un certo tipo di merci: 150 euro di contravvenzione e sequestro del camion per 60 giorni. La mia amica era disperata: il camion è lo strumento di lavoro del suo compagno: niente camion, niente lavoro, niente soldi per vivere. Ho detto che avrei visto di cosa si trattava e che avrei fatto il possibile. E in effetti mi sono messo a studiare, ho rintracciato le norme di legge contestate e verificato che, purtroppo, non c’era niente da fare: il codice della strada e una recente circolare imponevano questo documento e le sanzioni erano quelle applicate dalla polizia stradale. Nemmeno c’era spazio per chiedere una diminuzione dei giorni di sequestro perché la legge prevedeva un periodo secco di 60 giorni, non uno di più, non uno di meno.

Molto dispiaciuto per loro ho comunicato il risultato delle mie ricerche; ho detto che si sarebbe potuto fare un ricorso al giudice di pace e al prefetto ma che il risultato non poteva che essere la conferma di contravvenzione e sequestro perché questa era la legge. La mia amica non è stata contenta; ha cominciato a prendersela con queste leggi del … che ce l’hanno con le persone perbene che hanno bisogno di lavorare, che sono pure leggi stupide perché questo documento sembra sia rilasciato da qualsiasi scuola guida dietro pagamento di una somma di danaro, che quindi non ha nulla a che fare con la sicurezza; insomma una serie di esternazioni anche condivisibili. Mi sono dichiarato dispiaciuto e preoccupato per loro e la cosa è finita lì. Almeno credevo. Ieri la mia amica mi ha telefonato inviperita. Mi ha raccontato che un collega del suo compagno aveva avuto la stessa disavventura: controllo, contravvenzione, sequestro del camion. Solo che lui, che era uno che sapeva stare al mondo, si era rivolto a un suo amico che aveva telefonato a chi di dovere che aveva provveduto ad annullare la contravvenzione e il sequestro. Mi ha accusato di non essermi “interessato” del suo caso, nonostante i nostri rapporti; mi ha detto che non riusciva a capire come, dopo aver fatto il magistrato per tanti anni non avessi un amico a cui chiedere un semplice favore come questo, che evidentemente io di lei me ne fregavo etc. etc. A questo punto mi sono arrabbiato: le ho detto che io non facevo il padrino per nessuno, non lo avevo fatto per me, non lo avevo fatto per i miei parenti e certo non lo avrei fatto per lei. E anche che “padrini” si diventa con un lungo lavoro di favori scambiati, omissioni compiacenti e inciuci poco puliti e che, anche se avessi voluto aiutarla, mi mancavano gli strumenti. Dopodiché ho chiuso con stizza il telefono. Adesso: quanta gente c’è in Italia che ragiona come la mia amica? E questa gente può mai essere sensibile a discorsi di rispetto per le istituzioni, legalità, etica, democrazia, tutela delle minoranze …? 

Dicembre 12, 2009 Pubblicato da sangiuseppeanova | Attualità - News | | Ancora nessun commento.

Testimone dell’amore

Siamo ormai alla quinta settimana di Avvento; è tempo di verificare quanto il Natale ha messo radici nei nostri cuori.

Non a caso la liturgia ci ripropone il brano del Vangelo di Giovanni già presentato nell’ultima domenica di agosto: allora per accostarci al tratto essenziale della figura del Battista, oggi per suggerire a tutti noi un atteggiamento fondamentale nel cammino verso il Natale.

Ho già citato qualche settimana fa l’indice del Battista nel quadro di Leonardo, ora pesco ancora nel grande patrimonio dell’arte religiosa due immagini: una, la Natività con i santi Giovanni Battista e Gerolamo di Girolamo dai Libri; l’altra, La crocefissione di Mattias Grunewald.

Se vogliamo, due rappresentazioni dell’impossibile: un Battista adulto non poteva indicare con l’indice un Gesù appena nato, e nemmeno additarlo sulla croce, perché la sua presenza terrena era già terminata, ma proprio per questo sottolineano con più forza, quasi surreale, il carattere della testimonianza.

Giovanni, nato tra i miracoli e morto nel buio di una prigione.

Giovanni, che sobbalza di gioia nel ventre di Elisabetta al cospetto di Maria che porta in grembo Gesù il Salvatore.

Giovanni, il solitario del deserto, inflessibile e rigoroso, oggi lo scopriamo precursore umile, che quasi svanisce di fronte a Gesù.

Un amico dello sposo, che dichiara: il senso della vita è amare ed essere amati.

Non annuncia più un Messia condottiero glorioso, ma semplicemente uno sposo, venuto non a conquistare ma ad amare tutto il mondo.

Ecco allora il nocciolo di questa giornata in una domanda: noi siamo capaci di una testimonianza umile che non esalta noi stessi ma unicamente la gioia di conoscere Gesù?

In famiglia, nel lavoro, dentro la nostra comunità cristiana, avvertiamo la necessità di diminuire noi stessi per far crescere nell’amore chi ci sta accanto?

Questo nuovo Natale 2009, se lo vogliamo davvero autentico e prodigo di frutti, si dovrà giocare sulla nostra risposta sincera e appassionata a questi interrogativi.

Dicembre 12, 2009 Pubblicato da oliver0 | Eco settimanale | | Ancora nessun commento.

Quarta settimana di Avvento

Signore, rendici uomini e donne solidali, con una tensione interiore che si esprime in comportamenti abituali e permanenti. Aiutaci ad accorgerci di chi ci sta accanto e donaci la forza, senza paura, di camminare insieme, preghiamo.

In una cultura dell’eccesso e dell’esasperazione, insegnaci Signore a recuperare la fatica e la gioia della sobrietà. Insegnaci a costruire la qualità dell’esistenza che si basa non sulle cose, ma sulle relazioni umane, preghiamo.

Dicembre 5, 2009 Pubblicato da oliver0 | Preghiere | | Ancora nessun commento.

Il bisogno di Dio

Quando l’amore diventa affannoso, quando la fatica e le incertezze rallentano il cuore, solo i fatti e le abitudini dell’amore possono intervenire per sostenere e consolare.

Così succede tra marito e moglie, e così in tutti i rapporti che valgono.

Per questo la liturgia ambrosiana di questa domenica ci proietta nei passi della Pasqua, come per farci ritrovare la giusta prospettiva del venire di Dio, del suo infinito pellegrinare verso di noi.

Ci racconta di un Dio costantemente alla porta dell’uomo, dentro tutte le ferite che lo affliggono, dentro la sua vita distratta e confusa.

E viene in questo modo: come un re bambino, come un re mite e inerme.

Ciò che affascina e intenerisce, se il nostro sguardo si fa attento, è l’annotazione di Luca, ripetuta per due volte e riportata anche da Marco: Gesù ha bisogno di quel puledro d’asino, nemico della guerra, amico della terra e della fatica quotidiana.

Dio ha bisogno delle sue creature, ha bisogno di me, di qualcosa di mio, di ciascuno di noi.

Nessuna vita è troppo povera, o troppo piccola, o troppo semplice per non servire al Signore.

Allora non potrò più dire che che questo mio cuore è troppo povero o troppo debole perché il Signore non lo abiti e se ne serva.

La povertà non è un ostacolo ma una risorsa, la debolezza non è un impedimento ma un‘opportunità per il Signore.

Questa è la grandezza del nostro Dio: trasformare ciò che a noi appaiono solo come vuote parole in carne e sangue di vita.

Il mio Dio ha bisogno.

Il bisogno che era solo dell’uomo ora è anche bisogno di Dio: è l’incontro di due mendicanti, uno d’amore, che è l’uomo, l’altro ancora d’amore, che è Dio.

Natale è questo attendere il Signore come una madre, attendere un Dio che già fermenta e germina in noi.

Dicembre 5, 2009 Pubblicato da oliver0 | Eco settimanale | | Ancora nessun commento.

Terza settimana di avvento

In questo momento storico, dominato dall’individualismo, abbiamo vissuto la XII giornata nazionale della colletta alimentare.

Signore, rendici donne e uomini di carità, capaci non solo di portare doni ma anche di donare se stessi, preghiamo.

Per tutti noi, giovani ed adulti, perché questo Avvento sia tempo opportuno per vivere nella sobrietà, per essere solidali con i più deboli e convertire i nostri stili di vita alla luce del Vangelo , preghiamo.

Novembre 28, 2009 Pubblicato da oliver0 | Preghiere | | Ancora nessun commento.