San Giuseppe a Nova Milanese – Famiglie in Oratorio

Non è la quantità di persone che fa la ragione

Archivio per febbraio 2011

Pietre e perdono

Pubblicato da oliver0 su febbraio 26, 2011

In questa domenica detta della “divina clemenza”, a pochi passi dalla Quaresima, incontriamo uno dei brani più intensi e commoventi del Vangelo di Giovanni.

In verità non sappiamo nemmeno per certo se sia davvero di Giovanni, perché nelle stesure più antiche giunte sino a noi non vi compariva…e questo già la dice lunga su quanto fosse, per quei tempi e anche per i nostri, spiazzante e fuori dalle righe.

Che spiazza e ridimensiona, che stravolge e coinvolge, che emoziona e illumina, che interpella e chiama al “tu per tu”, è questa misura di terra e cielo, di concreto e divino, come un rimbombo dell’anima che trascina in mare aperto.

Il tutto scandito da immagini che si fissano direttamente nel cuore: un dito che traccia sulla sabbia, un silenzio che stronca ogni vanità, uno sguardo di infinito più grande di qualsiasi abbraccio.

Mi emoziona soprattutto il silenzio di Gesù.

Proviamo a immaginare la scena: una donna adultera gli viene portata da una folla già armata di pietre, perché lui ne decreti la condanna.

Una donna nuda di fronte  al pregiudizio di tutti, fragile e impaurita, oppressa dal proprio peccato e sola, non c’è neppure l’amante a condividerne il peso.

Ma Gesù tace.

Un silenzio che non ci è sconosciuto: penso ai lunghi silenzi che così spesso dividono le nostre famiglie; penso ai silenzi nei luoghi di lavoro che inaridiscono il pane quotidiano; penso ai silenzi nel vicinato di quartiere che tolgono umanità alla vita; penso ai silenzi delle nostre comunità, fatti a volte di rivalità e invidie che spengono e banalizzano la freschezza dell’annuncio…

Ma non è questo il silenzio di Gesù.

Silenzio di Gesù è un dito che scrive e riscrive parole d’amore, parole mai dette da labbra d’uomo, mai udite su questa terra.

Silenzio di Gesù è sguardo d’infinito che brucia le paure, che sana ferite sanguinanti e vite stracciate.

Silenzio di Gesù sono pietre che ricadono a terra, mani vuote di condanna e finalmente capaci di stringere altre mani.

Pensando alle tremende tragedie che stanno devastando in questi giorni le popolazioni del nord Africa, sarebbe bello se tutti noi, ogni uomo e donna, portassimo  le nostre pietre  di fronte a tutti gli altari del mondo per lasciarle definitivamente cadere a terra e  imparare così ad essere umanità perdonata e capace di perdono.

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La storia dell’acqua in bottiglia

Pubblicato da sangiuseppeanova su febbraio 21, 2011

Ecco un video interessante sulla storia dell’acqua in bottiglia e sulla seduzione dei venditori verso noi compratori.

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Kyrie eleison

Pubblicato da oliver0 su febbraio 19, 2011

Ancora un grido, ancora un lamento.

Ne abbiamo già uditi molti in questo tempo dei “segni”, in cui Gesù cammina nelle strade degli uomini insegnando, annunciando, guarendo…ma questa volta sentiamo: “Figlio di Davide, abbi pietà di noi!”.

Dicono molto quelle parole a Gesù. Raccontano della determinazione di due derelitti della vita, uniti dalla menomazione, ma anche dal desiderio di riscatto e di rinascita. Lo identificano come figlio di Davide, cioè come l’atteso, il Messia, certo, ma con qualcosa di più.

Lo rivelano le altre parole, così significative per un ebreo, e che non sfuggono all’orecchio attento di Gesù: “abbi pietà di noi!”.

Le stesse parole che ripetiamo anche noi, a volte con disattenzione, all’inizio di ogni assemblea eucaristica: “Kyrie, elèison”.

Non una semplice richiesta di perdono, ma l’immagine potente, tenera e commovente, della domanda di un bimbo di essere preso e sollevato da terra alla guancia del padre, al volto del Dio misericordioso.

Per questo anche noi, nella S. Messa di oggi, ripeteremo lo stesso gesto rivolto al figlio dell’uomo, che è figlio di Davide, che è figlio di Dio.

Un gesto per ottenere, come i due ciechi di Cafarnao, il dono della vista, il dono della luce.

Riconoscere Gesù come uomo e come Figlio di Dio, è riconoscere il mio bisogno di essere guarito delle oscurità che mi impediscono di vedere chiaro nella vita.

E’ riconoscere la fragilità del cuore e dell’anima.

È dare corpo al desiderio di essere uomini e donne autentici e liberi.

É accogliere e affidare al Maestro anche le nostre parti più oscure, i nostri fantasmi che ci impediscono di gioire totalmente.

Per aprire lo sguardo allo stupore delle parole di Isaia: “Orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio,  fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui”. O della folla: “Non si è mai vista una cosa simile in Israele!”.

Chi crede vede ed esulta!

Ma non è un caso che a questo miracolo subito ne segua un altro: la guarigione del muto indemoniato.

Credere non è il semplice accettare verità che la mia ragione non è in grado di giustificare. Credere è vista e parola. È gesto della mia libertà che si affida e si abbandona a qualcuno. Occhi che guardano e lingua che parla.

Vita messa in gioco per amore.

Guidami, luce gentile,

tra l’oscurità che mi avvolge.

Guidami innanzi, oscura è la notte, lontano son da casa.

Dove mi condurrai?

Non te lo chiedo, o Signore!

So però che la tua potenza

m’ha conservato al sicuro

da tanto tempo

e so che ora mi condurrai ancora,

sia pure attraverso rocce e precipizi,

sia pure attraverso montagne e deserti,

sino a quando sarà finita la notte. (H. Newman)

Così sia.

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Noi, sabato di Dio

Pubblicato da oliver0 su febbraio 12, 2011

Misericordia io voglio, non sacrificio.

E’ il senso vero di questa di questa domenica, in cui celebriamo la Giornata diocesana della Solidarietà.

E’ Invito al “Sabato della vita”.

Perchè gloria di Dio è l’uomo che vive.

Come un invito a leggere i contrasti che sull’unica volontà di Dio si immettono.

Gesù sceglie la vita, quella piena. Vero šabbāt per ogni esistenza.

Il suo giogo è leggero, il suo peso è soave.

L’intensità tragica di questo passo non annebbia lo splendore dell’eccedenza d’amore.

È un altro mondo, un altro passo, un’altra prospettiva.

E’ vita.

Questo regalarsi di Dio in Gesù, con l’irruenza di chi punta dritto al cuore dell’uomo non ci restituisce, istintivamente, felicità di esistere, gratuità di esserci e donarci.

È l’irruenza di una preferenza di amore, che urta le contabilità, le umane giustizie, i confini della comprensione.

Cammina Gesù, e incontra volti e persone. Non tutte limpide.

Molte bisognose ed altre, che si definiscono capaci di “dire” cosa Dio vuole.

“Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire”.

Egli avanza, si allontana, cammina, risana.

Il suo Regno predicato, segnato e insegnato con autorità sconfina da ciò che conosciamo, dal nostro “senso di Dio”.

Ogni suo gesto ci rimette in una nuova partenza. Con stupore. Da discepoli.

Nessuno è esperto di misericordia.

Sulla nostra vita è la Sua misericordia che ci rende “umani”. Non altro.

Di umanità vera, coltivata nella libertà di seguirlo perché possiamo divenire il “suo šabbāt”.

Cammina Gesù e avanza, incontra uomini e donne, così come sono,

e li conduce “con legami di amore”.

Dio dischiude il suo volto, progressivamente.

Nel Tempio Gesù sarà più grande del Tempio.

Il Figlio amato ci insegnerà a portare un “giogo di vita”, non di schiavitù, o di catene.

Tennero consiglio contro di lui per farlo morire

F. CECCHETTO, adattamento da:Testi inediti.

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    Discendere nella vita

    Pubblicato da oliver0 su febbraio 5, 2011

    Giornata nazionale in difesa della vita.

    A mente serena dovrebbe apparirci davvero strano questo appuntamento di riflessione sociale e personale: ancora oggi, questa nostra società tecnologica e avanzata, che ha alle spalle un patrimonio di conquiste umane ed economiche, deve misurarsi sul valore fondamentale che la costituisce!

    Un po’ come ammonire a prendersi cura delle proprie radici, senza le quali nessuna delle manifestazioni umane prenderebbe senso e profondità.

    Allora ecco la Parola del Vangelo di oggi, quasi ordinaria, attuale ed evocativa: il grido di un padre disperato, un cammino in salita ed uno in discesa, vita in bilico e occhi nuovi.

    C’è in quella salita a piedi di 26 Km da Cafarnao a Cana l’idea delle infinite esperienze di dolore e alienazione che costellano la vita, tutte come un grido che fortemente, drammaticamente, esige una risposta.

    L’esigenza dell’uomo che cerca corrispondenza tra sé e il mondo è icona e prototipo della preghiera.

    Quante volte la nostra preghiera è richiesta di segni a un Dio che sembra sempre latitante, specialmente nel momento della prova.

    Ma non è il segno che salva, che salva è solo la Parola che viene da Dio.

    Alla richiesta del “funzionario reale” di scendere dal figlio morente, Gesù contrappone il comando: “Va’, scendi tu stesso nel profondo della vita già salvata dalla misericordia divina”.

    Sono io che devo scendere perché mio figlio viva, perché io viva, perché tutti coloro che mi sono vicini vivano.

    Le mie richieste di aiuto, le mie preghiere, sono spesso l’alibi della mia incredulità che scarica su Dio la responsabilità della mia mancanza di fede.

    Non è un caso che  Giovanni usi il termine “uomo” per quel funzionario, solo dopo che  “credette alla parola che Gesù aveva detto e si mise in cammino”.

    Mentre io chiedo un segno per credere, Gesù mi invita a credere per poi diventare segno visibile, come per quel dignitario che anziché attendere segni e prodigi comprende che dev’essere lui segno vitale per il figlio ed essere finalmente padre.

    Nostro destino e nostra dignità di uomini è accogliere il dono della fede.

    E credere, non come salto nel buio, ma nella luce, credere per amare in modo liberato e riuscito.

     

     

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    La democrazia esiste?

    Pubblicato da sangiuseppeanova su febbraio 5, 2011

    La democrazia esiste dove non esiste un uomo così tanto ricco da comprarsi un altro uomo così tanto povero da mettersi in vendita!!!!!!!!

    J.J. Rousseau

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    Italia divisa su una persona

    Pubblicato da sangiuseppeanova su febbraio 2, 2011

    L’editoriale in stampa sul numero di domani di Famiglia Cristiana a firma Beppe del Colle

    02/02/2011

    Manifestazione contro Berlusconi, in piazza della Scala a Milano.

    Manifestazione contro Berlusconi, in piazza della Scala a Milano.

    Per esprimere con estrema concisione un qualsiasi giudizio sulla situazione politico-istituzionale italiana basta ricordare quello che sta avvenendo questa settimana: il Parlamento affronta l’approvazione della legge “milleproroghe” alla Finanziaria 2011 e quella del decreto sul fisco municipale, uno degli atti fondativi del federalismo fiscale, mentre la Procura di Milano sta per chiedere al gip del relativo Tribunale il giudizio immediato per i due reati, fin troppo noti, del “caso Ruby” che sarebbero stati commessi dal presidente del Consiglio e alcuni suoi presunti complici.

    Questa coincidenza cade in un momento in cui si registra il massimo dissenso dentro le più importanti cariche e istituzioni del Paese (le presidenze delle due Camere, il Governo, la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura), mentre di giorno in giorno aumenta l’inquietudine del capo dello Stato e sono addirittura coinvolti nella polemica sulla “questione morale” i rapporti fra Stato e Chiesa. Una situazione che non si è mai verificata nella storia della Repubblica, proprio mentre si celebra il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, che sarebbe stato, in altre condizioni di spirito collettivo, l’occasione buona per discutere il passaggio al federalismo.

    A questo proposito si può osservare come il rischio incombente di elezioni anticipate, poco desiderate sia dalla risicatissima maggioranza berlusconiana (esclusa la Lega) sia dall’opposizione, comporta a sua volta il pericolo che nelle Camere aumenti il peso decisionale proprio del Carroccio e, per conseguenza, una nuova ragione di crisi nel Centrodestra, fra i suoi parlamentari centromeridionali e quelli settentrionali. Quando chi conosce un po’ di storia patria sa bene che la Lega avrebbe potuto trovare sostenitori più convinti fra gli eredi dei cattolici “popolari” sturziani, autonomisti e non “di destra”, e fra i riformisti democratici (della sinistra postmarxista, per intenderci) che fra i nazionalisti e i centralisti della tradizione della destra liberale e del fascismo.

    Comunque vadano le cose, è certo che la spaccatura attuale del Paese non è di natura politica in senso tradizionale, ma del tutto personale, e ruota intorno alla figura del premier, Silvio Berlusconi, sulla quale le due parti opposte concentrano il bene e il male. Tanto che si parla di una molto ipotetica alleanza “costituente” fra partiti naturalmente anche molto diversi fra loro, solo per “far fuori” il Cavaliere. E quando sia dentro la Chiesa che fra quella esigua parte di cittadini dove ancora si discute di che cosa siano la storia nazionale, le istituzioni, il rispetto reciproco degli interessi compatibili con il bene comune, si raccomanda una maggiore calma e freddezza nei giudizi, non tutti si dicono d’accordo e chi più urla, come nei talk show televisivi, più crede di aver ragione.

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