Kyrie eleison
Pubblicato da oliver0 su febbraio 19, 2011
Ancora un grido, ancora un lamento.
Ne abbiamo già uditi molti in questo tempo dei “segni”, in cui Gesù cammina nelle strade degli uomini insegnando, annunciando, guarendo…ma questa volta sentiamo: “Figlio di Davide, abbi pietà di noi!”.
Dicono molto quelle parole a Gesù. Raccontano della determinazione di due derelitti della vita, uniti dalla menomazione, ma anche dal desiderio di riscatto e di rinascita. Lo identificano come figlio di Davide, cioè come l’atteso, il Messia, certo, ma con qualcosa di più.
Lo rivelano le altre parole, così significative per un ebreo, e che non sfuggono all’orecchio attento di Gesù: “abbi pietà di noi!”.
Le stesse parole che ripetiamo anche noi, a volte con disattenzione, all’inizio di ogni assemblea eucaristica: “Kyrie, elèison”.
Non una semplice richiesta di perdono, ma l’immagine potente, tenera e commovente, della domanda di un bimbo di essere preso e sollevato da terra alla guancia del padre, al volto del Dio misericordioso.
Per questo anche noi, nella S. Messa di oggi, ripeteremo lo stesso gesto rivolto al figlio dell’uomo, che è figlio di Davide, che è figlio di Dio.
Un gesto per ottenere, come i due ciechi di Cafarnao, il dono della vista, il dono della luce.
Riconoscere Gesù come uomo e come Figlio di Dio, è riconoscere il mio bisogno di essere guarito delle oscurità che mi impediscono di vedere chiaro nella vita.
E’ riconoscere la fragilità del cuore e dell’anima.
È dare corpo al desiderio di essere uomini e donne autentici e liberi.
É accogliere e affidare al Maestro anche le nostre parti più oscure, i nostri fantasmi che ci impediscono di gioire totalmente.
Per aprire lo sguardo allo stupore delle parole di Isaia: “Orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui”. O della folla: “Non si è mai vista una cosa simile in Israele!”.
Chi crede vede ed esulta!
Ma non è un caso che a questo miracolo subito ne segua un altro: la guarigione del muto indemoniato.
Credere non è il semplice accettare verità che la mia ragione non è in grado di giustificare. Credere è vista e parola. È gesto della mia libertà che si affida e si abbandona a qualcuno. Occhi che guardano e lingua che parla.
Vita messa in gioco per amore.
Guidami, luce gentile,
tra l’oscurità che mi avvolge.
Guidami innanzi, oscura è la notte, lontano son da casa.
Dove mi condurrai?
Non te lo chiedo, o Signore!
So però che la tua potenza
m’ha conservato al sicuro
da tanto tempo
e so che ora mi condurrai ancora,
sia pure attraverso rocce e precipizi,
sia pure attraverso montagne e deserti,
sino a quando sarà finita la notte. (H. Newman)
Così sia.
Filippo detto
Bellissimo pensiero, che sensibilizza e fà riflettere sempre di più la coscienza di un uomo che per anni ha vissuto nell’oscurità… Solo adesso (meglio tardi che mai!!) stà aprendo gli occhi. GRAZIE