In questa domenica detta della “divina clemenza”, a pochi passi dalla Quaresima, incontriamo uno dei brani più intensi e commoventi del Vangelo di Giovanni.
In verità non sappiamo nemmeno per certo se sia davvero di Giovanni, perché nelle stesure più antiche giunte sino a noi non vi compariva…e questo già la dice lunga su quanto fosse, per quei tempi e anche per i nostri, spiazzante e fuori dalle righe.
Che spiazza e ridimensiona, che stravolge e coinvolge, che emoziona e illumina, che interpella e chiama al “tu per tu”, è questa misura di terra e cielo, di concreto e divino, come un rimbombo dell’anima che trascina in mare aperto.
Il tutto scandito da immagini che si fissano direttamente nel cuore: un dito che traccia sulla sabbia, un silenzio che stronca ogni vanità, uno sguardo di infinito più grande di qualsiasi abbraccio.
Mi emoziona soprattutto il silenzio di Gesù.
Proviamo a immaginare la scena: una donna adultera gli viene portata da una folla già armata di pietre, perché lui ne decreti la condanna.
Una donna nuda di fronte al pregiudizio di tutti, fragile e impaurita, oppressa dal proprio peccato e sola, non c’è neppure l’amante a condividerne il peso.
Ma Gesù tace.
Un silenzio che non ci è sconosciuto: penso ai lunghi silenzi che così spesso dividono le nostre famiglie; penso ai silenzi nei luoghi di lavoro che inaridiscono il pane quotidiano; penso ai silenzi nel vicinato di quartiere che tolgono umanità alla vita; penso ai silenzi delle nostre comunità, fatti a volte di rivalità e invidie che spengono e banalizzano la freschezza dell’annuncio…
Ma non è questo il silenzio di Gesù.
Silenzio di Gesù è un dito che scrive e riscrive parole d’amore, parole mai dette da labbra d’uomo, mai udite su questa terra.
Silenzio di Gesù è sguardo d’infinito che brucia le paure, che sana ferite sanguinanti e vite stracciate.
Silenzio di Gesù sono pietre che ricadono a terra, mani vuote di condanna e finalmente capaci di stringere altre mani.
Pensando alle tremende tragedie che stanno devastando in questi giorni le popolazioni del nord Africa, sarebbe bello se tutti noi, ogni uomo e donna, portassimo le nostre pietre di fronte a tutti gli altari del mondo per lasciarle definitivamente cadere a terra e imparare così ad essere umanità perdonata e capace di perdono.