San Giuseppe a Nova Milanese – Famiglie in Oratorio

Non è la quantità di persone che fa la ragione

Archivio per febbraio 2012

Il circo della farfalla

Pubblicato da oliver0 su febbraio 25, 2012

La vita, in qualsiasi forma si presenti, vale sempre la pena di essere vissuta. Dipende da noi riempirla di contenuti e di bellezza. Anche la cenere ha in sè imprevedibili promesse di fertilità.

Ecco una storia commovente che è riflesso di un’altra storia vera. Notevole.

http://www.youtube.com/watch?v=IHdxs1WNHMo

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Quaresima

Pubblicato da oliver0 su febbraio 25, 2012

Anche quest’anno, agitato da incertezze e preoccupazioni, inizia la Quaresima; forse.

Forse, perchè facciamo fatica a toglierci la maschera del carnevale e quella, molto più difficile da strappare, che la vita ci cuce sull’anima.

Forse, perchè le nostre quaresime sono troppo piene di false rinunce.

Forse, perchè ci capita di vivere una Quaresima tutto l’anno, fatta di insoddisfazioni e dolori che sono incapaci di dare un senso decente alla vita, e mortificano anzichè vivificare.

Forse, se ancora troviamo il coraggio di seguire Gesù nel deserto, per scegliere quale volto rivelare.

Inizia la Quaresima, tempo dei cercatori di Dio, tempo serio ma non triste, tempo delle scelte, del pentimento e del perdono.

Iniziare seriamente la Quaresima significa affrontare la vita con amore e libertà.

Il rischio è proprio la misura di questa libertà e di quest’amore.

Un amore senza rischio inaridisce col tempo, e una scelta senza rischio non è mai vero amore.

Il vero amore si dimostra nel superamento delle prove, come quelle che oggi Gesù chiama tentazioni.

Oggi, più che mai, siamo chiamati a ritornare al Signore, che ci attende e ci guarda con infinita misericordia. Tentazione dell’uomo e tentazione mia: voltare le spalle a Lui, il vero amore, per lasciarci catturare da ciò che non è Dio e che non ci può assicurare né felicità né salvezza.

Quaresima è questo sguardo di Dio su di me che desidera incontrare il mio sguardo su di Lui. Io che sono cenere, abitato da una promessa di fertilità incontenibile.

E, se Dio mi guarda, io non posso più guardare altrove.

 

 

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Facciamoci qualche domanda

Pubblicato da oliver0 su febbraio 18, 2012

Ancora una volta Gesù ci spiazza. Sembra farlo apposta a scalzare i comuni criteri di giustizia e di coerenza etica cui siamo abituati.

Ultima domenica di sintesi dell’epifania di Gesù, domenica “del perdono”, finestra sulla Quaresima.

Oggi lezione di preghiera per tutti coloro che si ritengono “suoi”, per noi così detti praticanti, per le nostre comunità cristiane, a volte un po’ tristi, a volte un po’ bigotte, a volte un po’ autoreferenti.

Si, un Vangelo inquietante, che mette in discussione perché ci chiede a che punto siamo della strada che unisce i due estremi indicati dalla parabola.

Da una parte il fariseo, emblema del massimo rigore e onestà (forse, limitando molto il punto di vista, don Emiliano potrebbe augurarsi di averne un certo numero nella nostra comunità, considerando che verserebbero in parrocchia il dieci per cento di tutti i loro introiti). Dall’altra il pubblicano, per quel tempo il massimo della corruzione sociale.

Perlomeno questa è l’apparenza. Ma ciò che si vede è vero? E’ questa la verità più importante da rilevare?

In realtà, ci dice, la verità si rivela solo nella preghiera. Di fronte a Dio cessano le apparenze e rimane la sostanza. Se ascoltiamo nell’intimo delle nostre coscienze, là dove solo Dio vede, cambia il criterio di valutazione.

Non è più questione di bene o di male, ma di cuore aperto o chiuso. Di vita ferma o in movimento. Di passione o rassegnazione. Non sono io a meritarmi Dio, ma solo io lo posso accogliere nella mia storia personale.

Gesù ci invita a guardare al cuore, e ci lascia senza argomenti. Cosa c’è nel cuore di chi sembra onesto, e cosa in quello di chi sembra ingiusto? Com’è il mio cuore?

Perché il pubblicano può tornare a casa perdonato? Il pubblicano, a differenza del fariseo, è cosciente del suo peccato, del tradimento che compie nei confronti della sua gente, e si mette davanti a Dio con tutta la sua miseria. Con tutta la sua colpevole incapacità di cambiare ma anche col suo desiderio senza nome di altro. E questo per Dio è più che sufficiente.

È sufficiente quel piccolo spiraglio di una porta che si apre al sole di Dio. Alla sua misericordia. Riscatto e presagio di meraviglie e di vita risanata.

 

 

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La donna del profumo

Pubblicato da oliver0 su febbraio 11, 2012

Fantastico, spettacolare, sconcertante Gesù! Stupefacente nei gesti e nei silenzi, spiazzante nelle parole.

Domenica “della divina Clemenza” e Giornata diocesana della Solidarietà, location ideale per questa delicata lezione di cuore che oggi il maestro ci rivolge.

Due persone al cospetto di Gesù: in due modi molto diversi lo hanno cercato, ed ora sembrano contenderselo. Il primo, Simone il fariseo, un uomo niente male persino al nostro giudizio. Rispetta la legge, paga le tasse, si sforza persino di essere giusto fino a concedere un  po’ di credito al “profeta” Gesù, e lo invita a pranzo. La seconda, una peccatrice senza nome, una donna davanti alla quale si prova imbarazzo e si storna lo sguardo, lo vede oltre la soglia di una casa “rispettabile” e, piangendo, si autoinvita “standogli dietro, presso i piedi”.

Simone, il fariseo, è l’emblema dell’immagine sbagliata di Dio. Non pecca per l’impegno e nemmeno per la moralità della sua vita, ma manca della profondità dell’amore, il suo sguardo non conosce lo sfavillio della misericordia e del perdono. Fosse stato in noi, non avremmo lesinato una stroncatura bruciante a quell’uomo gonfio di sé, pronto a tranciare giudizi superficiali e ipocriti. Gesù invece ci sorprende per la delicatezza con cui smaschera l’aridità del cuore, senza offendere, senza pesare con la gravità delle parole; con un piccolo racconto e una domanda rovescia le prospettive.

La donna del profumo, quella donna senza nome, è immagine di tutti gli emarginati, di chi nessuno vede e ascolta, di coloro che sono confinati nelle periferie della storia. Una donna sola, cosciente del proprio peccato, ma forte e temeraria, che sfida le regole tristi di ogni tempo ed è ancora capace di grande amore. Non dice una parola, è solo baci, tenerezza, disponibilità e profumo di futuro pacificato.

Simone vede la lascivia di una peccatrice. Gesù invece solo una donna da accogliere e amare.

Sembra quasi di assistere ad uno strabiliante spettacolo ad effetto, come sfilare la tovaglia da una tavola imbandita con un unico, elegante movimento: voilà! Luca non lo dice apertamente, ma lascia intendere che Simone capisce e si mette dal punto di vista del Maestro. Anche Simone ora guarda il cuore e non la regola, vede l’amore e non la peccatrice.

La donna del profumo può solo offrire il dolore della propria innocenza perduta e quel poco di coraggio che la fa inginocchiare ai piedi di Gesù. Più che sufficiente per risvegliare la nostalgia di un abbraccio a lungo rimandato.

Il racconto, che inizia con un uomo intristito dalla legge e da una donna in lacrime, si conclude con due persone nuove: l’uno con occhi finalmente aperti, l’altra col cuore florido e traboccante di pace.

Entrambi trasformati dal gratuito di Dio.

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Briciole

Pubblicato da oliver0 su febbraio 4, 2012

Oggi celebriamo la giornata per la vita. Festa dell’uomo e della sua giovinezza. Perché “la vera giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita.” Così ci dicono i nostri vescovi. “Essa è testimoniata da chi non rifiuta il suo dono – a volte misterioso e delicato – e da chi si dispone a esserne servitore e non padrone in se stesso e negli altri. Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale.”

Il bisogno è la chiave di ogni grido di preghiera, ma, finchè la preghiera è solo voce di un bisogno, nessun miracolo irrompe nella vita. Il segreto è permettere che il nostro desiderio crei uno spazio nel cuore prima che il bisogno diventi grido. Lasciare che apra nuove porte e abbatta muri e confini odiosi.

Una figlia malata. Un vicino anziano. Un immigrato. Un fratello in difficoltà. Una ragazza in coma da diciassette anni. Una mamma. Gesù.

Personaggi di ogni tempo, dentro e fuori dei confini del popolo scelto, dentro e fuori della famiglia, del rione, della parrocchia, del paese, di ogni inutile recinto che ancora trasciniamo nella nostra vita.

Le pecore perdute e i padroni possono stare insieme con i cani. Perché no? Ma il centro non sono né gli uni né gli altri.

Il centro è quel pane che sta sulla tavola e le briciole che ne cadono: il centro è Gesù. Un Dio che si fa vicino, che si fa pane per i figli e briciole per i cuccioli.

Ma c’è un altro centro in questo Vangelo, o forse dovremmo chiamarlo polo, come in una calamita, dove il più è sempre legato al meno: il più del gratuito di Dio, il meno della fede dell’uomo.

Come accade spesso nei Vangeli è una donna lo specchio dell’umanità, abisso e luce, meretricio e diadema di pietà. Una donna che allatta l’amore, che lo riconosce e lo accompagna, che ne raccoglie le spoglie e per prima ne testimonia la risurrezione. Cosicché all’uomo è chiesto di ricordare, alla donna di incidere. Si ricorda e si tramanda la legge, si incide e si riproduce la vita. E pure la fede, che della vita è la sfumatura che le attribuisce un senso, una eco, un volteggiare d’ali per poter alzarsi dalle miserie del tempo e scatenarsi come bagliore di speranza. (don Marco Pozza).

La sventura e la disgrazia della cananea possono diventare una lettura della nostra quotidianità. La sua esperienza è immagine dello sgomento e della preoccupazione di tutti coloro che vivono situazioni di difficoltà e sofferenza.
Può sembrare, a volte, che in questi casi la vita perda la sua dignità. Ma, agli occhi di Dio, chi soffre è sempre il primo in dignità.
Primo è quel grido: Signore, aiutami!

Quel grido è sempre una Parola di Dio che interpella la mia capacità di riconoscere le strade della fraternità e della pietà.


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Verso Family 2012 – Ecco come accogliere

Pubblicato da sangiuseppeanova su febbraio 3, 2012

Riceviamo dalla Diocesi e ripubblichiamo.

vademecum_Ecco come accogliere

Ecco come accogliere:
tutte le domande in un vademecum

Ogni parrocchia nomina il suo Responsabile organizzativo locale (Rol), le famiglie devono comunicare la propria disponibilità al parroco.
Tutti possono ospitare: bastano un divano letto e spirito di condivisione.

La scorsa domenica Milano7, inserto settimanale di Avvenire, ha pubblicato un “vademecum” predisposto dalla Fondazione Milano Famiglie 2012 con tutte le domande e le risposte relative all’accoglienza nei giorni del prossimo VII Incontro mondiale delle famiglie.

Si spiega cosa devono fare le famiglie che desiderano accogliere, quale invece il compito delle parrocchie, chi è e cosa fa il Responsabile organizzativo locale, si propongono alcuni modelli possibili di accoglienza.

Alleghiamo la pagina pubblicata per dare modo a tutti di scaricarla, stamparla, conservarla e sopratutto utilizzarla come guida.

Per gli aggiornamenti si prega sempre di consultare e tenere monitorato il sito www.family2012.com

Lo staff di Chiesadimilano.it

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