San Giuseppe a Nova Milanese – Famiglie in Oratorio

Non è la quantità di persone che fa la ragione

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La forza delle madri

Pubblicato da oliver0 su maggio 13, 2012

La festa della mamma vista da un’angolatura diversa, meno fasulla, meno stereotipata.

Don Marco Pozza, pubblicato su avvenire del 12/05/2012

Le contempli sotto la pensilina attonite e mute, coi loro fagotti di bucato profumato e qualche pacchetto di biscotti da recare oltre le sbarre. Senza trucchi o abiti ricercati, sotto il sole cocente d’agosto come sotto la nebbia padana d’inizio inverno. Quei figli che oggi stanno dietro le sbarre di un carcere sono usciti dal loro grembo: per il mondo sono delinquenti e briganti, per loro rimangono pur sempre figli da amare e custodire. Dietro le sbarre abitano i figli, davanti alle sbarre stazionano le loro madri, splendide donne capaci di rimettere in scena ogni primo mattino all’esterno delle carceri la riedizione di quella prima Madre sotto la croce. Stabat mater dolorosa: ieri, oggi e sempre. Le chiamano povere donne, di loro qualcuno s’intenerisce, qualche altro forse le prende sottilmente in giro: eppure non cambia nulla dentro quel cuore capace solo di amare a oltranza. Perchè una cosa è il delitto, altra cosa è l’uomo che lo compie. Il primo va condannato, il secondo va amato senza giustificarlo.

Anche in carcere si celebra la festa della mamma, di quelle splendide eroine che campeggiano statuarie fuori dalle sbarre per stringere una mano, carezzare la barba, baciare quel figlio del quale si prova evidente nostalgia. Le loro occhiaie stanche parlano di fatiche e lunghi viaggi, le loro rughe raccontano di notti insonni e pensieri vagabondi, nelle loro scarpe ci sono andate e ritorni senza più certezze. Sono donne speciali, le mamme dei carcerati, perché donne capaci di rimetterli al mondo due volte: la prima volta quando li fecero entrare in questo splendido palcoscenico dell’esistenza, la seconda volta quando, il giorno dopo un misfatto, si sono rimboccate le maniche e han trovato il coraggio di scendere pure loro negli inferi delle galere; per amare quei figli quando forse meno se lo meritavano. Loro hanno capito che è proprio quello il momento in cui hanno più bisogno.

La geografia del Vangelo ambienta la vita di Maria tra Nazaret e Gerusalemme, tra la ferialità nascosta dei primi anni e la nostalgia di Risurrezione degli ultimi tre anni. Da quel giorno in ogni mamma abita l’inimitabile capacità di unire la quotidianità con l’eternità, il profumo della farina con le lacrime di nostalgia, la ricetta del minestrone con l’alfabeto della misericordia, lo sgranare la corona del rosario con il rimboccarsi le maniche in fronte a una cella. Gli uomini hanno paura delle donne: basta un loro sguardo per piegare delinquenti di vecchia data. Non è una questione di forza fisica, ma di forza del cuore perché la donna, a maggior ragione se madre, spinge il mondo un passo oltre le capacità dell’uomo. E gli uomini lo sanno perchè Dio nel loro grembo ha deposto la custodia della vita fino al suo ritorno. Ecco perchè le mamme tremano ma non disperano, hanno paura ma non si rassegnano, piangono ma non soccombono. E se qualche volta danno l’impressione di scomparire dalla vita di un figlio è solo per farsi trovare più forti un attimo dopo, come i torrenti carsici che s’inabissano e improvvisi ritornano più lontano.

Per vent’anni Emanuele, ergastolano costretto al regime del 41bis, ha fatto i colloqui con la madre da dietro un vetro: nemmeno l’emozione di stringerla quella donna. Dopo 8.000 giorni di galera gli hanno tolto il 41bis e ha fatto il primo colloquio attorno ad un tavolino. Sono tre giorni che Emanuele non si lava il volto: non vuole perdere il profumo lasciato dalla madre sul suo collo mentre lo baciava. Dentro il ventre della galera è il profumo della mamma a tenere accesa la vita.

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TI CERCO DA SEMPRE – Spettacolo teatrale

Pubblicato da sangiuseppeanova su aprile 20, 2012

domani sera, alle ore 21:00,
presso l’Auditorium di Nova Milanese Piazza Gioia

TI CERCO DA SEMPRE
della compagnia “ATTORI PER CASO”(replica, dopo il grande successo di gennaio, dei nostri scalmanati figli)

La recita è a scopo di beneficienza, in favore dell’Associazione “La Curiera” di Nova che, certamente, tutti conosciamo per il suo impegno a favore dei ragazzi portatori di handicap. Ingresso : offerta libera.

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Il circo della farfalla

Pubblicato da oliver0 su febbraio 25, 2012

La vita, in qualsiasi forma si presenti, vale sempre la pena di essere vissuta. Dipende da noi riempirla di contenuti e di bellezza. Anche la cenere ha in sè imprevedibili promesse di fertilità.

Ecco una storia commovente che è riflesso di un’altra storia vera. Notevole.

http://www.youtube.com/watch?v=IHdxs1WNHMo

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Verso Family 2012 – Ecco come accogliere

Pubblicato da sangiuseppeanova su febbraio 3, 2012

Riceviamo dalla Diocesi e ripubblichiamo.

vademecum_Ecco come accogliere

Ecco come accogliere:
tutte le domande in un vademecum

Ogni parrocchia nomina il suo Responsabile organizzativo locale (Rol), le famiglie devono comunicare la propria disponibilità al parroco.
Tutti possono ospitare: bastano un divano letto e spirito di condivisione.

La scorsa domenica Milano7, inserto settimanale di Avvenire, ha pubblicato un “vademecum” predisposto dalla Fondazione Milano Famiglie 2012 con tutte le domande e le risposte relative all’accoglienza nei giorni del prossimo VII Incontro mondiale delle famiglie.

Si spiega cosa devono fare le famiglie che desiderano accogliere, quale invece il compito delle parrocchie, chi è e cosa fa il Responsabile organizzativo locale, si propongono alcuni modelli possibili di accoglienza.

Alleghiamo la pagina pubblicata per dare modo a tutti di scaricarla, stamparla, conservarla e sopratutto utilizzarla come guida.

Per gli aggiornamenti si prega sempre di consultare e tenere monitorato il sito www.family2012.com

Lo staff di Chiesadimilano.it

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Quel coraggio ci interroga

Pubblicato da oliver0 su gennaio 17, 2012

Su Avvenire del 17.01.2012

Nell’incrocio di destini del naufragio della Costa Concordia alcune storie emergono e restano nella memoria anche quando il telegiornale è finito, il pc spento. Come la storia del passeggero disabile salvato da un viaggiatore che ha trascinato la carrozzella verso le scialuppe; o del commissario di bordo rimasto intrappolato e ferito dopo avere aiutato molti altri; come le storie di salvagente allungati a un amico o a uno sconosciuto, che si salva, e poi sul molo dell’isola del Giglio cercherà invano la faccia che vuole ringraziare. Ma dallo stesso groviglio di memoria annodato attorno a una nave che affonda vengono altri echi: di salvagente contesi e strappati, di spintoni per accaparrarsi un posto su una scialuppa, di bambini abbandonati dalle baby sitter al miniclub, nell’ora della paura. Addirittura del comandante che, sembra, ha abbandonato la sua nave, quando, per legge e per onore, avrebbe dovuto essere l’ultimo.

Il coraggio e l’egoismo o la viltà emergono dalle testimonianze del naufragio con una schietta evidenza, che però non sempre corrisponde agli schemi precostituiti. Il coraggio si mostra su facce che avresti detto qualunque, e non magari dietro una divisa, a delle mostrine, là dove te lo aspetteresti. Perché una tragedia come quella dell’altra notte è una sorta di reagente nel coacervo di sconosciute umanità di una grande nave con 4.000 persone a bordo, una festante nave appena partita per una lieta crociera; dove si mangia, si beve, si balla, e la vita appare spensierata, e si può e forse si desidera, stanchi, finalmente in vacanza, di dimenticarsi di sé.

Repentino, l’imprevisto si manifesta con un boato, le luci che si spengono, la musica che tace. Confusione, cellulari che squillano, figli che non si trovano, passi di corsa, paura. Poi la regale ammiraglia che si inclina, il panico che si insinua. Che sia possibile morire così, sulla più grande nave da crociera italiana, a poche centinaia di metri dalla terra?

E nel momento in cui questo pensiero si fa strada nella lucente città sull’acqua, in quella babele di lingue fra loro straniere, di colpo ognuno viene riportato in sé, alle domande più vere. Se nella vita quotidiana è possibile illudersi di essere forti e generosi, negli istanti di una emergenza, mentre la folla spinge e le carrucole delle scialuppe cigolano inceppate, non si può traccheggiare, né ingannarsi. C’è una molla potente e antica, l’istinto di sopravvivenza, che spinge verso la salvezza. Come accadrebbe in un’orda di animali inseguita dai cacciatori: si travolgono fra loro, tesi a sopravvivere. Eppure in alcuni, in tanti, contro all’istinto, qualcosa insorge dentro, una cosa che in un’ottica puramente darwinista è strana, perché non risponde alla logica della selezione del più forte: chi si ferma e aiuta un vecchio, chi cede il suo salvagente, chi prende in braccio uno sconosciuto bambino. Fra le urla, fra gli spintoni, anche mani allungate ad aiutarsi, coperte allargate sulle spalle di gente mai vista, passi che tornano indietro, a cercare chi manca.

Cos’è, che fronteggia l’istinto di sopravvivenza e compare inaspettato, in uomini che magari avresti detto pavidi, in vite che avresti detto qualunque? L’ora di una tragedia vaglia gli animi e interroga, e in un istante bisogna rispondere: viviamo solo per noi, ci importa solo di noi, o invece il destino degli altri ci riguarda, e quel vecchio smarrito all’improvviso ha la faccia di nostro padre, e non possiamo lasciarlo solo? La domanda di certe ore è terribile, e rivela, senza possibilità di mentire.

E noi che non c’eravamo stiamo a guardare e ad ascoltare, attenti, commossi e come stranamente inquieti: e tu – è come se qualcuno ci dicesse – in quel buio, in quel panico, cosa avresti fatto? Saresti tornato sui tuoi passi, tu, per un grido avvertito in una cabina chiusa? Certo le madri, i padri, sì, ritornano, a cercare i figli. Ma c’è gente che non era padre né madre, eppure è tornata indietro, come inesorabilmente legata all’altrui destino. Ed è questo, in una notte come quella del Giglio, il più grande mistero.

 

Marina Corradi

 

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Apri la porta al mondo

Pubblicato da sangiuseppeanova su gennaio 5, 2012

Un comunicato proveninte dalla Diocesi per l’incontro delle Famiglie del prossimo Maggio-Giugno

Allegato il manifesto da stampare e diffondere.

apri la porta al mondo

 

Si avvicina il VII Incontro delle famiglie che si terrà alla presenza di Papa Benedetto XVII dal 29 maggio al 3 giugno 2012 a Milano. Servono almeno 100.000 famiglie residenti nella diocesi di Milano o in zone limitrofe (al massimo a circa un’ora di tempo – vedi cartina allegata) che mettano a disposizione un po’ di spazio in casa loro. Dal 10 al 19 gennaio la Fondazione Milano Famiglie 2012, l’ente che organizza l’evento, propone otto incontri sul territorio della diocesi di Milano nei quali sarà presentata l’organizzazione dell’accoglienza e alle famiglie sarà illustrata la straordinaria opportunità di ospitare a casa propria una famiglia proveniente dal mondo.

Chiediamo la vostra collaborazione per dare notizia degli incontri – in particolare quello nella vostra zona pastorale – sul vostro bollettino, sul sito parrocchiale o decanale, con i vostri strumenti.

In allegato trovate il manifesto “Apri la porta al mondo”: vi chiediamo di stamparlo in formato manifesto (A3) e esporlo nelle vostre chiese, oratori, centri aggregativi, e formato volantino (A5) per poterlo distribuire in modo capillare a tutte le famiglie.

Ecco il calendario degli incontri:

10 gennaio ore 20,45:
- Collegio De Filippi, via Brambilla 15, Varese
- Cineteatro Manzoni, Piazza Petazzi 16, Sesto San Giovanni

11 gennaio ore 20,45:
- Auditorium S. Fedele, via Hoepli 3 B -Milano

12 gennaio ore 20,45:
- Parrocchia Sacra Famiglia, piazza Paolo VI 1, Peschiera Borromeo

13 gennaio ore 20,45:
- Parrocchia Santi Sisinio, Martirio e Alessandro, via Fiocchi 66, Lecco
- Oratorio San Gaetano via C. M. Maggi Abbiategrasso

17 gennaio ore 20,45:
- Museo del tessile, via Galvani – Busto Arsizio

19 gennaio ore 20,45:
- Teatro l’Agorà, via Amedeo Colombo 6, Carate Brianza

Trovate uno spot dedicato alle serate informative al link http://www.youtube.com/watch?v=a33xIdJ880Y&feature=relmfu

Grazie per la collaborazione.

Settore comunicazione
VII Incontro mondiale delle famiglie Milano,
30 maggio – 3 giugno 2012
comunicazione@family2012.com
www.family2012.com

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Mercatino missionario

Pubblicato da sangiuseppeanova su dicembre 10, 2011

Allego la locandina del Mercatino Missionario che si svolge proprio in questi giorni presso la Parrocchia di San Giuseppe

Locandina per mercatino

 

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La Madunina

Pubblicato da oliver0 su dicembre 9, 2011

Una tenera e inaspettata riflessione del comico Giacomo…

AVVENIRE 8  dicembre 2011

LA STORIA

Cara Madunina ecco le mie domande

di Giacomo Poretti

In questi giorni ho deciso che approfitterò di un’occasione davvero speciale: per la prima volta verrà esposto il busto ligneo originario da cui è stata forgiata la statua dorata della Madunina, quella che sta sopra la guglia più alta del Duomo. Tutti i milanesi potranno finalmente vedere da vicino la loro protettrice. Io la guarderò negli occhi e se troverò il coraggio ho intenzione di rivolgerle una domanda che mi è rimasta in fondo al cuore da almeno mezzo secolo.

Sì perché, per i bambini che vivono e crescono in un ambiente cristiano, i problemi teologici iniziano molto presto e per essere più precisi cominciano dalla storia di una famiglia di statuine. La prima volta che ho sentito parlare della Madonnina è stato nella costruzione del primo presepe della mia vita: avrò avuto 4 anni, mamma e papà toglievano dalla carta di giornale le statuine con cui erano state avvolte l’anno prima: i primi a comparire erano i pastori, poi le donne con la brocca in testa, il cammelliere dormiente, che mio papà sistemava sempre sotto una palma, poi le pecorelle, quelle che brucavano e quelle che guardavano in cielo. Poi quando erano rimasti cinque pacchettini mamma mi diceva: «Guarda adesso chi arriva…». Io mi allungavo sulle punte dei piedi e con delicatezza la mamma svolgeva i pezzi più importanti del presepe: il bue, l’asinello, che mi faceva molto ridere, poi arrivava San Giuseppe con la barba e la sua faccia triste. Io chiedevo chi fosse, e la mamma, omettendo imbarazzanti spiegazioni, rispondeva: «Il papà di Gesù Bambino».

Poi mi mostrava la statuina della Madonna e mi diceva: «E lei chi è?», io indovinavo subito: «La sua mamma!». La mia mamma invece avrebbe voluto aggiungere qualcos’altro, poi si guardava negli occhi con il babbo e decideva che non era ancora il caso di avventurarsi nella storia dell’Immacolata concezione, l’avrebbe fatto fra 2 o 3 presepi ancora. Nell’ultimo pacchetto di carta c’era la mangiatoia con Gesù Bambino che aveva indosso solo un panno che gli lasciava le braccia e le gambe nude; io avrei voluto sistemarlo subito nella mangiatoia, ma la mamma e papà tentavano di spiegarmi che sarebbe nato dopo venti giorni, a Natale. Io replicavo regolarmente che, se era già lì, non aveva bisogno di nascere. Alla fine si arrivava a un compromesso: la statuina di Gesù Bambino sarebbe rimasta al caldo nel cassetto delle calze fino al giorno di Natale. Siccome quello che c’era da dire in quel momento era delicato e importante, prendeva la parola il papà: «Gesù Bambino è il figlio di Dio…».

Io, però, non ero in vena di polemiche e di dispute, e così nei giorni successivi appena potevo prendevo la statuina del bambinello e la sistemavo tra la Madonnina e San Giuseppe perché pensavo che i bambini soffrono se stanno lontani dai loro genitori. Mi ricordo che la Madonnina era per davvero una delle statuine più belle del presepe con il suo abito azzurro e il velo bianco sulla testa, le mani giunte e il viso buonissimo che guardava adorante nella direzione del suo bimbo. Per tutto l’anno dei compagni continuavano a chiedermi perché papà mi avesse detto che Gesù è figlio di Dio, quando invece la suora all’asilo ci aveva raccontato che appena nato, Gesù, dovette scappare in Egitto con la sua mamma, la Madonnina, e il suo papà, San Giuseppe per l’appunto! Passarono 2 anni e durante la costruzione del presepe della prima elementare, la mia mamma aggiunse un particolare, disse che la Madonnina era stata visitata qualche tempo prima da un Angelo, Gabriele, il quale chiese a Maria se se la sentiva di essere la madre del figlio di Dio; lei dopo un attimo di preoccupazione disse: «Sia fatta la volontà sua». La storia del presepe si infittiva di mistero.

Ho passato i primi tre anni delle elementari a domandarmi perché nessuno andasse da San Giuseppe a rincuorarlo, che aveva sempre la faccia triste nonostante fosse appena diventato papà. E poi questo bimbo, di chi era figlio per davvero? E ancora, ammesso che Gesù, per un mistero che speravo di sciogliere prima della quinta elementare, fosse davvero il figlio di Dio, perché era stata scelta proprio la Madonnina per fargli da mamma: una giovinetta anonima e poverissima? Perché non una regina? Perché non una signora importante con un castello?

Ma perché Dio che aveva creato ogni cosa  il cielo e la terra, il gelato al pistacchio, la pasta al pesto e le galassie, e che quindi non era mica messo male, dico perché, un Signore così importante, Dio, che mi faceva un po’ paura e tanta soggezione, e che soprattutto – stavo per dimenticarmi – aveva creato i vulcani, le tigri con i denti a sciabola e i microbini che fanno venire il mal di gola, voleva scegliersi una poveraccia che passava tutto il tempo a cucire per fare da mamma a suo figlio?

Ma cosa aveva di speciale quella statuina con l’abito azzurro e il velo bianco? La suora dell’asilo e le mie nonne dicevano che Dio preferiva i buoni e i semplici, perché la bontà e la semplicità sono le cose più importanti. E lei, Maria, era stata scelta perché era una persona talmente buona che era difficilissimo trovarne un’altra più buona di lei. Erano cose che funzionavano solo nella storia di Dio e del presepe perché nel paese dove abitavo io non era per niente così. Queste storie dei personaggi del presepe mi sono rimaste dentro per tutta la vita, in alcuni momenti ben presenti con i loro misteri pungenti e irrisolvibili, poi ho voluto combatterle perché mi sembravano baggianate per bambini, a un certo punto sembravano svanite, o forse si erano semplicemente assopite in fondo al cuore.

Il giorno dell’Immacolata in casa nostra, come da tradizione, faremo il presepe: sono un paio di settimane che penso a cosa dire a mio figlio, che ha 5 anni, quando mi chiederà la storia dei personaggi. Ho deciso democraticamente che quest’anno toccherà a mia moglie spiegare chi è la Madonnina, di chi è mamma e soprattutto chi è il Padre di Gesù. Anche volendo non riesco a dimenticarmi della Madonna e di tutti i problemi che mi ha creato e dei dubbi che continua a suscitare.

Anche perché, guarda il destino, sono andato a vivere nella città della Madonnina, anzi dellaMadunina. Uno alza gli occhi al cielo, e se non c’è la nebbia o l’inquinamento, non può non vederla. In città, ma non solo, è diventato comune esprimersi con frasi come queste: all’ombra della Madonnina, sotto gli occhi della Madonnina, persino la stracittadina di calcio è denominata il derby della Madonnina.

È stata così importante la figura della mamma di Gesù, a Milano, che a un certo punto hanno deciso di mettere sopra la guglia più alta del Duomo, 104 metri, una statua della Madonna alta 4 metri: grandissima, imponente, ma vista da sotto in strada sembra alta come la statuina del presepe; forse è per questo che l’hanno chiamata Madonnina. È dal 1774 che la Madunina, tuta d’ora e piscinina, ti te dominet Milan, sota ti se viv la vita, se sta mai coi man in man… Ne ha viste di pene, di gioie dei milanesi e di guerre in questi due secoli e mezzo. Era così importante per la città che una legge, prima non scritta e poi resa ufficiale negli anni Trenta, stabilì che nessun edificio poteva essere più alto della Madonnina.

Poi nel 1956 il palazzo della Regione, il famoso Pirellone, l’ha superata in altezza di quasi 9 metri. E il più recente palazzo della Regione è ancora più alto: 161 metri. Verrebbe da dire non c’è più rispetto neanche per la Madonnina, sicumera della politica e arrogante ostentazione delle nuove gerarchie sociali, nuova ridefinizione dei valori… Quando mi troverò di fronte a Lei cercherò come prima cosa di rincuorarla.

Sono sicuro che adesso che non è più obbligata per legge ad essere la cosa più alta della città, è come se si fosse liberata da un peso. Perché a Lei i record non interessano tanto, e Lei non ha bisogno delle quote rosa per sentirsi utile. Perché a me, in tutti questi anni, qualche cosa forse mi si è chiarita: Lei si trova bene nella grotta del presepe, Lei deve guardare semplicemente suo figlio e Lui potrà crescere tranquillo senza paura. Lei ha uno sguardo così buono e così luminoso che quella grotta la fa diventare una reggia. Persino San Giuseppe quando è triste e pensa che il mestiere del papà non è facile ed è misterioso, guarda la Madonnina e gli scappa un sorriso.

Noi milanesi l’abbiamo messa lassù, a 108 metri d’altezza, perché ci piace fare le cose in grande, perché siamo un po’ bauscia, perché vogliamo gareggiare con la creazione di Dio, perché protendersi verso l’alto è un segno simbolico del nostro anelito di raggiungerLa nell’infinita altezza della Sua dimora, perché vogliamo celebrarla, perché forse vogliamo assicurarci più che la Sua benedizione i Suoi benefici. Ma Lei, la Madunina, se ce la teniamo all’altezza del cuore, tra il metro e venti e il metro e novanta, a seconda se uno è brevilineo o longilineo, Lei, è contenta. Quella è la sua altezza preferita. E ogni giorno potrei rivolgerle la stessa domanda di tanti anni fa: «Spiegami come ha fatto Dio a perdere la testa per Te».

 

 

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Elezioni del Consiglio Pastorale

Pubblicato da sangiuseppeanova su novembre 21, 2011

Allego copia del verbale della Commissione Elettorale che riporta i dati ufficiali delle elezioni del Consiglio Pastorale di Comunità.

L’originale dello stesso verbale è stato esposto preso le Parrocchie della Comunità San Grato e i Consiglieri, compreso quelli nominati dal Parroco, sono stati presentati alla Comunità la domenica 13 Novembre in Sant’Antonino.

Verbale delle elezioni

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Elezioni del Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale San Grato di Nova Milanese

Pubblicato da sangiuseppeanova su ottobre 16, 2011

Domenica 23 ottobre si svolgeranno nelle chiese della città di Nova Milanese, le elezioni del Consigli Pastorale della Comunità.

Nel resto della Diocesi milanese le elezioni si svolgono oggi 16 ottobre, ma la concomitanza con la celebrazione della S. Cresima in tutte le parrocchie, si è reso necessario uno spostamento.

Allego i fogli con i candidati all’elezione.

Sono presenti tre liste suddivise per fasce di età; la prima comprende le persone fra i 20 e i 35 anni, la seconda dai 36 ai 50 anni e la terza lista oltre 50.

Le elzioni si svolgeranno durante le S. Messe celebrate in tutte le chiese della Comunità, cominciando dalle pre-festive e terminando alle S. Messe vespertine del pomeriggio domenicale. A ogni partecipante maggiorenne sarà consegnata una Scheda Elettorale che comprende tutti i nomi dei candidati suddivisi nelle tre liste sopra descritte.

Ogni elettore potrà esprimere la preferenza per UN CANDIDATO x OGNI LISTA.

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