
Comunità Pastorale S. Grato
Via Crucis
Il cammino della sofferenza
9 marzo 2012
Comunità di San Giuseppe
C: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo
T: Amen
C: Il Signore che guida i nostri passi sulla via dell’amore e della pace sia con tutti voi.
T: E con il tuo spirito
G: “La vita nuova non è uno stato, ma un camminare, compiere dei passi. Ma non è neppure un camminare da sonnambuli, in modo incosciente, bensì un camminare consapevole e responsabile, a cui dobbiamo essere esortati. Dobbiamo camminare “nella vita nuova”, nello Spirito, nell’amore e nella luce. Non è quindi solo un essere portati e guidati, bensì anche un camminare. Questo ci dice che la santificazione, lo Spirito, la vita nuova non è una qualitas dell’essere umano, bensì è Cristo stesso come persona, come interlocutore.” (D. Bonhoeffer)
Questa sera vogliamo camminare insieme per ripercorrere con Gesù la strada della croce. Vogliamo in-crociare le sofferenze del mondo e le nostre sofferenze personali con quelle di Gesù salvatore perché nessuna lacrima, nessun grido, nessun dolore rimanga senza volto e senza ragione. Vogliamo contemplare con amore il sacrificio della croce che ha ridato luce e speranza ad ogni manifestazione umana. Vogliamo guardare i nostri volti e riconoscere fra noi il volto trasfigurato e sofferente di Gesù, ma anche la gioia dirompente che nasce dalla certezza della risurrezione
C: Preghiamo.
O Dio, tenerissimo Padre,
tu non solo sei stato presente
al tuo Figlio morente sulla croce,
ma anche partecipe
delle sue sofferenze.
Fa’ che, pervasi dal tuo spirito d’amore,
condividiamo la sua
dolcissima passione
con la speranza anche di gustare
la gioia della sua risurrezione.
Per Cristo nostro Signore.
T: Amen.
Canto iniziale e avvio della processione
PRIMA STAZIONE:
GESU’ INCONTRALA MADRE
G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo
Annuncio
I stazione – Gesù incontra la madre
L1 dal Vangelo di Luca (Lc 2,34-35)
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione –e anche a te una spada trafiggerà l’anima-, affinchè siano svelati i pensieri di molti cuori».
Testimonianza
L2: Ecco le parole di un padre di fronte alla tragedia della giovane figlia devastata dalla meningite
Che senso avrebbe tutto questo se la nostra Francoise non fosse altro che una carne malata, un po’ di vita dolorante, e non invece una bianca piccola ostia che ci supera tutti.
Se a noi non resta che soffrire (subire, patire, sopportare), forse non ce la faremo a dare quello che ci è stato chiesto. Non dobbiamo pensare al dolore come a qualcosa che ci viene strappato, ma come a qualcosa che noi doniamo, per non essere indegni del piccolo Cristo che è in mezzo a noi.
La gente dice: «E’ toccata loro una grande disgrazia». Invece non si tratta di una disgrazia: siamo stati visitati da qualcuno molto grande. Ho avuto la sensazione, avvicinandomi al suo piccolo letto senza voce, di avvicinarmi ad un altare, a qualche luogo sacro dove Dio parlava attraverso un segno.(Emmanuel Mounier)
L3: Quante volte Signore, tremiamo davanti al dolore dei nostri figli. Sentiamo che non sono mai pronti ad affrontare questa esperienza. Vorremmo che non soffrissero mai, vorremmo essere noi tanto grandi e potenti da riuscire a proteggerli per tutta la loro vita. Ci sembra quasi che il cielo non si accorga di questa terribile ingiustizia. La spada che trafigge l’anima di Maria trafigge anche le nostre ogni volta che la sofferenza, la malattia o il male incrociano i passi dei nostri figli. Allontana da noi la tentazione di vivere come spettatori e non come figli amati da un Padre grande che non si dimentica mai delle sue creature. Insegnaci a credere che anche nel dolore e nella sofferenza tu non smetti di parlarci con amore.
Invocazioni
Ripetiamo insieme: Prega per noi Maria.
- Perché come Maria, sappiamo seguire con fedeltà Gesù anche davanti alle sofferenze
- Perché ogni mamma e papà, nel momento della sofferenza, guardino a Maria per avere da lei forza e consolazione
- Perché ogni comunità parrocchiale sappia condividere la sofferenza dei fratelli e trovare in Maria un modello di santità
C: Preghiamo: Grazie, Gesù, per averci dato tua madre come modello e aiuto per essere tuoi discepoli: donaci il tuo spirito per amarla e invocarla, fino a quando la incontreremo in paradiso. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
T: Amen
Ritornello cantato
SECONDA STAZIONE:
LE PIE DONNE
G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo
Annuncio:
II stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme
L1 dal Vangelo di Luca (Lc 23,27-31)
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Testimonianza
L2 Dietrich Bonhoeffer Dal campo di concentramento, scrive:
“… malgrado tutto ciò che ho potuto scrivere, qui è una cosa orribile; ho degli incubi atroci che mi perseguitano durante la notte… la giornata comincia con un sospiro piuttosto che con la lode a Dio… Ho l’impressione di essere invecchiato di molti anni sotto l’effetto di ciò che vedo e sento”. Ma poi si riprende: “L’essenziale è di regolare i propri passi su quelli di Dio, di non volergli essere superiore, né di restare troppo indietro”. Ho fatto l’esperienza, e ancora la sto facendo, che è soltanto nella piena realtà di questa vita che si impara a credere… Se ci si getta interamente nelle braccia di Dio, allora si prendono seriamente non tanto le proprie sofferenze, ma le sofferenze di Dio nel mondo. Allora si veglia con Cristo nel Getsemani. È la fine. Per me l’inizio di una nuova vita”
L3 Non serve compiangere a parole, e sentimentalmente, le sofferenze di questo mondo, mentre la nostra vita continua come sempre. Per questo, Signore, ci avverti del pericolo in cui noi stessi siamo. Ci mostri la serietà del peccato e la serietà del giudizio. Non siamo forse, nonostante tutte le nostre parole di sgomento di fronte al male e alle sofferenze degli innocenti, troppo inclini a banalizzare il mistero del male? Dell’immagine di Dio e di Gesù, alla fine, non ammettiamo forse soltanto l’aspetto dolce e amorevole, mentre abbiamo tranquillamente cancellato l’aspetto del giudizio? Come potrai, Dio, fare un dramma della nostra debolezza? – pensiamo. Siamo pur sempre solo degli uomini! Ma se guardiamo alle sofferenze del tuo Figlio vediamo tutta la serietà del peccato, vediamo come debba essere espiato fino alla fine per poter essere superato. Il male non può continuare a essere banalizzato di fronte all’immagine del Signore che soffre. Anche a noi egli dice: Non piangete su di me, piangete su voi stessi… perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?
Invocazioni
Ripetiamo insieme: Ascoltaci, Signore.
• Perché sappiamo davvero patire insieme ai fratelli, cioè provare i loro stessi
sentimenti.
• Perché riusciamo a sopportare i piccoli fastidi evitando inutili lamenti.
• Perché proviamo sincero dolore quando ci allontaniamo dal bene.
C: Preghiamo: Signore, come tu hai trasformato la tua caduta nell’abisso dell’umanità nella promessa di condivisione del Regno del Padre con tutti gli uomini, aiutaci a vedere, oltre Gerusalemme con le sue donne, già su questa terra cieli nuovi e terra nuova. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
T: Amen
Ritornello cantato
TERZA STAZIONE:
LA VERONICA
G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo
Annuncio:
III stazione: Gesù è asciugato in volto da Veronica
L1 Dal libro del profeta Isaia (Is. 53, 2-3)
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima
Testimonianza
L2: Scriveva don Luigi Serenthà, sacerdote monzese:
Al risveglio dopo l’operazione (asportazione di carcinoma) il Signore pian piano attraverso modi un po’ drastici mi ha condotto a capire cosa vuol dire fare la volontà di Dio, abbandonando ogni protagonismo, ogni possibilità di fare appello a sé e alle proprie forze, perché i primi giorni sono stati veramente duri. La prima reazione è di avvertire che il proprio corpo è lontanissimo ed è stato malmenato e uno ha una specie di risentimento; cosa avete fatto al quel corpo, con l’anestesia, con questi tagli, con queste intubazioni da ogni parte. Ad ogni porta che si apriva avevo un sobbalzo per il timore che venisse ancora qualcuno a bucarmi o farmi del male; trattenevo il respiro perché respirare un po’forte a volte voleva dire risvegliare dolori da tutte le parti, avevo paura a muovermi e la mia anima era partecipe di questa angoscia; vivevo soltanto di un sottile sentimento di angoscia. Ma è lì che forse ho capito almeno da più da vicino cosa vuol dire avere fede, con una certezza assoluta. Il Signore ti tiene per mano e tu non sei abbandonato al nulla, ma sei nelle mani di uno e tu puoi soltanto offrire l’angoscia al Signore. Devo dire che questa scoperta, pur non togliendomi per niente l’angoscia e la paura, mi dava un grande senso di pace.
Dicevo:« Signore mi hai fatto un dono eccezionale, mi hai fatto capire cosa vuol dire credere in Te, sapere che Tu agisci in me quando io proprio non sono capace di fare alcuna azione, se non avere una grande paura, avere una grande angoscia che penetra nell’anima e nel corpo ».
L3 Veronica, una donna che, a fatica, si apre un varco tra la folla per avvicinare Gesù. Dietro questo nome si nasconde una moltitudine di donne e di uomini dal cuore sensibile al dolore e incline alla pietà. Persone coraggiose che sfidano l’indifferenza del mondo e compiono gesti della più genuina umanità. Ogni volta che nel silenzio degli ospedali, delle famiglie, di ogni ambito di pietà si rivela questo miracolo terreno è come una voce che arriva dritta al cuore per dire: “Io sono con te, ti riconosco, la tua sofferenza è anche la mia!”. Anche questo incontro è rivelatore della presenza del Padre al dramma del Figlio. Sul lino con cui la donna gli ha asciugato il sudore, rimane impresso il volto del condannato a morte, ma nel cuore di Veronica e di ogni uomo che sa condividere il dolore dei fratelli, il Padre vede, trasfigurato, il volto del suo primogenito, del più bello tra i figli degli uomini.
Un giorno anche noi lo vedremo quale egli è nel Padre, e ci vedremo in lui, figli somiglianti, con gli identici tratti dell’unico amore che ci ha generati.
Invocazioni
Ripetiamo insieme: Ascoltaci, Signore.
- Perché offriamo la nostra attenzione e le nostre cure con gratuità.
- Perché sappiamo rispondere all’amore con gratitudine.
- Perché vediamo nel volto di ogni fratello nel bisogno il tuo viso, Gesù.
C: Preghiamo: Signore, spesso vediamo solo i nostri problemi: non lasciarci passare in fretta accanto a chi incontriamo ogni giorno, specialmente a chi può aver bisogno di un sorriso, di una parola,di un po’ di aiuto. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
T: Amen
Ritornello cantato
QUARTA STAZIONE:
SIMONE DI CIRENE
G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo
Annuncio:
IV stazione: Gesù è aiutato da Simone di Cirene a portare la croce
L1 Dal Vangelo secondo Marco (15, 21-22)
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
Testimonianza
L2 Una coppia dei nostri giorni
Angelo e Tiziana, 54 anni lui e 43 anni lei, entrambi lavoravano, lui in una industria metalmeccanica, lei nel commercio, lui un lavoro a tempo pieno, lei un lavoro part-time. A metà del 2004 decidono di sposarsi e, come la maggior parte delle coppie, accedono ad un mutuo per la casa. Di li a poco tempo, agli inizi del 2006 nasce il loro bimbo, Alessandro, che è il frutto del loro amore e del loro essere famiglia. Alla fine del 2008, l’azienda dove lavora Angelo comincia a
non corrispondere lo stipendio, e nei primi mesi del 2009 l’azienda fallisce. Di colpo iniziano le preoccupazioni. Per formare la loro famiglia, per sistemare la casa, hanno investito i loro risparmi; per non rischiare di vedersela sottrarre adesso ci sono le scadenze del mutuo da rispettare, le bollette da pagare e tutte le altre scadenze a cui fare fronte. Per diversi mesi, l’unico sostegno finanziario è rappresentato dallo stipendio di Tiziana, perché gli ammortizzatori sociali di Angelo sono arrivati solo 8 mesi dopo. Per fortuna i primi aiuti concreti per loro sono arrivati dai genitori di Tiziana (i genitori di Angelo purtroppo non ci sono più). Comincia per Angelo la ricerca di un nuovo lavoro, però vuoi per l’età, vuoi per la crisi che si sta diffondendo, il lavoro diventa sempre più una chimera. Con la perdita del lavoro la vita della famiglia diventa più incerta, non puoi più
fare programmi per il futuro, poiché il venir meno delle risorse che prima consentivano di vivere in modo dignitoso, si riflette negativamente non solo nel quotidiano, ma anche negli affetti, nelle scelte personali Anche la parrocchia dove è ubicata l’azienda di Angelo li aiuta, per un certo periodo, con un pacco di viveri di prima necessità. La mancanza di un lavoro e di conseguenza di uno stipendio, ti porta in un’area di precarietà dove diventa difficile fare dei programmi, e rimane solo da sperare che non subentrino problemi di salute.
La condizione di precario o di disoccupato, toglie la dignità, isola. Scatta una sorta di automatismo, che ti fa quasi sentire a proprio agio solo con quelli che stanno vivendo la tua stessa situazione. E’ in questi momenti che uno si accorge di quanto siano importanti le relazioni con le altre persone, l’affetto di parenti, amici, conoscenti e non, che si stringono attorno te, alla tua famiglia, ai tuoi problemi, cercando di aiutare, con gesti concreti, materiali, con parole che ti confortano, intessendo attorno a te una rete di solidarietà che ti supporta e che dona luce e speranza per il domani.
L3 Nemmeno Gesù riesce a reggere da solo il peso della croce. Ha bisogno di aiuto. Ha bisogno di qualcuno che gli si faccia prossimo, che condivida da fratello il suo peso…Il Vangelo racconta che ad aiutarlo non è stato uno dei suoi, o un’istituzione benefica o cos’altro, ma semplicemente uno che passava di lì, un lavoratore della campagna, magari già stanco per le fatiche della giornata. Quell’uomo, inconsapevole testimone della Passione ha il privilegio, nella storia umana, di alleviare, seppur di poco, la sofferenza di Cristo. Il Padre dei cieli chiama anche ciascuno di noi alla fraternità universale, alla condivisione dei pesi, delle croci di cui tutti, in vario modo, siamo caricati lungo il cammino della vita. Simone di Cirene portava la croce di Gesù, ma Gesù portava Simone… lo portava alla salvezza. Così può essere per ognuno di noi quando sappiamo essere, per il fratello vicino in difficoltà, segno di condivisione attraverso gesti concreti di solidarietà.
Invocazioni
Ripetiamo insieme: Ascoltaci, Signore.
• Perché impariamo a non distogliere mai lo sguardo dal bisogno di chi ci sta
accanto, anche quando umanamente ci sembra di non poter fare nulla.
• Insegnaci l’umiltà di chiedere il tuo aiuto ogni mattina e di non cedere alla
tentazione di non avere speranza.
• Facci sentire la tua vicinanza non solo nei facili momenti della gioia ma
sopratutto quando le difficoltà mettono a nudo le nostre debolezze e la
nostra fede esile.
C: Preghiamo: Signore, rendici pronti, come Simone, a fare la nostra parte quando la vita ci chiede di condividere le croci degli altri. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
T: Amen
Ritornello cantato
QUINTA STAZIONE:
GESU’ MUORE E RISORGE
G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo
Annuncio:
IV stazione: Gesù muore sulla croce e viene risuscitato dal Padre
L1 Dal Vangelo secondo Luca (23,44-46)
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo.Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.
(Pausa di silenzio)
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,14-16)
Maria si voltò e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era
Gesù. Le disse Gesù: Donna , perché piangi? Chi cerchi?
Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse. Signore, se l’hai portato via tu , dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo
Gesù le disse: Maria! Ella allora, voltandosi verso di lui , gli disse in ebraico: Rabbunì! che significa maestro….(Gv 20,14-16)
Testimonianza
L2 Il cardinale Martini sulla morte di Lucia
Ho qui fra le mani la lettera di una ragazza di 22 anni di un nostro oratorio, una ragazza che amava molto la danza. Ebbene, questa ragazza lieta e generosa, Lucia, dopo aver lottato per oltre un anno contro un tumore aggressivo, è morta. Nell’ultima lettera mi scriveva: “Io ho continuato la mia danza sui fuochi ardenti del dolore e della sofferenza combattendo il male che continua ad aggredirmi con violenza. Ho moltissimo dolore ma sono sicura che dietro a tutto ciò c’è un bellissimo disegno divino per me”. Lucia sperava ancora in quel momento che ci fosse anche la guarigione fisica. Ma ora sa, contemplando il volto del Padre nei cieli, che questo disegno è ancora più grande e va oltre la vita fisica, apre alla danza della gioia eterna. Solo il saperci fino in fondo amati, capiti, guariti dentro, stimati, ritenuti importanti da colui che ci conosce fino in fondo ci permette di scioglierci in un canto che nasce dal cuore. Solo la certezza di questo amore ci permette, malgrado tutto, di fare festa insieme.
L3 Il mistero del dolore e della morte è talmente grande, talmente delicato e personale che è difficile usare delle parole vere per tutti. Molti nostri fratelli, Signore, vivono in questo momento con pesantezza nell’ombra della morte, e fra di noi, questa sera, tanti cuori ospitano con lacerazione i loro volti…Un distacco che ci appare come un sentiero di sassi, desolato e sterile, che si snoda in una solitudine soffocante e tu sai che non è facile danzare sui fuochi ardenti del dolore. Allora vogliamo fare un grande silenzio, Signore, per ascoltare ancora una volta, e fare un po’ nostro il tuo grande grido, assolutamente vero e liberante: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito!”. In questo grido si compie già la resurrezione, la tua e quella di tutti coloro che si affidano a te. È un annuncio di vita, di speranza, di possibilità concreta di cambiamento, oltre ogni pianto, oltre ogni lacrima, come ritrovarsi finalmente nel giardino del giorno di Pasqua e sentirsi chiamare per nome, nome santo dei figli di Dio, di nuovo e per sempre a casa.
Invocazioni
Ripetiamo insieme: Ascoltaci, Signore.
- Perché rimaniamo sempre vicini alla croce, senza vergognarcene e senza smettere di ascoltarla.
- Perché facciamo silenzio dentro di noi per far risuonare forte la tua voce
- Perché tu, o Dio della pace,che hai fatto tornare dai morti il tuo figlio prediletto, ci renda forti nella fede e raggianti nella speranza per compiere con gioia la tua volontà.
C: Preghiamo: Signore, tu ci sorprendi come sempre. Guidaci al Padre tuo e padre nostro perché, sorretti dalla sua mano, ci impegnamo con generosità a vivere in modo del tutto nuovo per testimoniare la tua risurrezione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
T: Amen
Canto:
Conclusione del sacerdote