“Mandi il tuo spirito, Signore, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.“.
Rinnovare la faccia, cioè renderla nuova, togliere quelle fatiche ormai diventate rughe. Rimuovere asprezze e chiusure che ne hanno resi spigolosi i tratti. Estirpare comportamenti e abitudini che deformano i lineamenti. Cancellare rassegnazioni e disillusioni che spengono la luce del volto. Ritornare a quella bellezza originale che crea stupore agli occhi e leggerezza del cuore.
Il salmo 103 ci introduce al dono dello Spirito che è l’anima di questa giornata in cui celebriamo la solennità della Pentecoste. Se vogliamo trovare il senso di una vita che vale, dobbiamo proprio guardare a quest’ansia di rinnovamento, di cambiamento radicale.
Gesù ha terminato la sua missione, lo stesso Giovanni riporta le sue ultime parole sulla croce: “Tutto è compiuto!”. Ha riversato i suoi insegnamenti su quella dozzina di discepoli da lui scelti; persone semplici, dall’attenzione spesso scarsa, dotati di una comprensione limitata, i cui interessi, probabilmente, erano rivolti ad altro. Ma proprio in quei cuori, duri come le pietre del deserto, ha voluto mettere un seme speciale, un seme di cielo, fatto di parole e avvenimenti, di miracoli e lacrime, di luce e di sangue. Ha rivelato la sua signoria sulla morte, risorgendo e mostrandosi loro nel suo corpo, come lo avevano conosciuto.
E sarebbe stato ancora tutto inutile, quel seme non si sarebbe mai dischiuso, non avrebbe prodotto fiori e frutti, non avrebbe prolungato vita, senza quella promessa così umana, concreta, capace di miracoli e novità inaudite: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi“.
Pregherò il Padre, dice Gesù, ed egli vi darà un altro Paràclito, lo Spirito Santo, per ri-cordare, che non è semplicemente un nostalgico fare memoria, ma un ri-portare al cuore Gesù, come cosa viva, germe vitale, da cui ripartire, per imparare e crescere con una nuova sensibilità.
Uno Spirito che rimarrà con noi per sempre, accoccolato nell’anima. Il cui compito è proprio questo: farci rileggere la nostra storia, ogni storia, alla luce della Pasqua. Con gli occhi dell’amore, cioè con gli occhi di Dio.
Per nostra natura, non è facile fidarci che qualcun altro agisca per noi. Siamo consumatori frettolosi della vita, e ci riesce difficile fermarsi e percepire che le cose più belle, che le forze più nascoste non derivino da noi.
Eppure lo Spirito Santo sta nel tempo e nelle nostre esistenze. Siamo custoditi dal dono del Cristo pasquale, e viviamo l’affidamento impegnativo della libertà nella verità. Con noi stessi, nelle relazioni, nelle vicende che ci accadono. Lo Spirito, soffio e forza, trama con noi un sapere della vita, per riportarci nella verità, per donarci uno sguardo limpido, per insegnarci parole coraggiose, schiette e necessarie sulla realtà.
Perché noi, e tutto il mondo con noi, ritrovi la bellezza salvatrice dell’amore. E l’amore in ogni amore.