Si parlava qualche giorno fa, tra di noi, di educazione sottolineando quanto sia sempre più sottovalutata e quanto ogni giorno diventi più importante. Coincidenza vuole cha altre persone in un altra occasione mi abbiamo espresso gli stessi pensieri. Questo mese poi la rivista Altroconsumo se ne esce con una statistica effettuata davanti alle scuole dove sono stati registrati i comportamenti dei genitori nell’accompagnare i figli a scuola. Anche personalmente ho avuto modo di vedere davanti alle scuole di via Fiume le scorrettezze commesse: i SUV sul marciapiede, il divieto di sosta non rispettato, il motorino con i piccoli davanti, eccetera.
A parte le scorrettezze e l’inosservanza del codice della strada, a parte la sicurezza, ma cosa insegnamo ai nostri figli? Che cosa impareranno?
Un bambino abituato dai genitori a ignorare le norme (di sicurezza e del codice) facilmente conserverà nel tempo le cattive abitudini, diventando a sua volta un automobilista indisciplinato e indifferente alle regole. Un rischio per sé e per gli altri.
Che cosa costa fare cinquanta metri a piedi parcheggiando dove c’è posto? E’ sempre la scusa della fretta che ci spinge a non rispettare gli altri? Perché nonn rispettare le regole è proprio una mancanza di rispetto degli altri.
Anche davanti al nostro oratorio, da quando hanno fatto il marciapiede lungo la via San Giuseppe e costruito un ampio parcheggio ci sono esempi eclatanti di maleducazione: le macchine parcheggiate fuori dagli spazi il più possibile vicino al cancello dell’oratorio e il parcheggio vuoto. Ma costa così tanto fare 50 metri a piedi? Qui non si tratta nemmeno di fretta, questa è negligenza bella e buona. E ai nostri figli (che portiamo all’oratorio) cosa stiamo insegnando?
Mi chiedo quale sia il motivo per il quale non si possa lasciare la macchina nel parcheggio e arrivare fino all’oratorio a piedi. E anche se il parcheggio è pieno si può parcheggiare in via don Mezzera e in via Silvio Pellico, oppure abbiamo difficoltà deambulatorie?
Se non siamo in grado di controllare queste piccole cose figuriamoci cosa faremmo quando le regole sono più difficili. Poi però non lamentiamoci della mafia.
Oliviero Oldani